Dopo averlo visto risorgere dall’ inferno con il sorriso, quasi come se quel tremendo destino che aveva segnato il suo corpo non fosse neanche il suo, un grande eroe del motorsport se ne è andato senza fare rumore. Alex Zanardi ci ha lasciato il 1° maggio 2026, all’età di 59 anni, dopo una vita epica segnata da trionfi in pista, tragedie devastanti e un ritorno trionfale che ha ridefinito i confini della resilienza umana oltre ogni limite. Il bolognese, icona del motorsport, è spirato serenamente a Padova, circondato dai cari, come annunciato dalla famiglia in un comunicato ufficiale che non avremmo mai voluto ascoltare:
“È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri”.
Dagli Esordi al Sogno F1
Nato il 23 ottobre 1966 a Bologna da Dino, idraulico, e Anna, sarta, Zanardi cresce a Castel Maggiore, dove la passione per i motori sboccia presto. A 14 anni, il primo kart regalatogli dal padre segna l’inizio di una trafila implacabile: titoli nazionali ed europei nei kart, poi Formula 3 italiana con podi a Vallelunga e Monaco, e un exploit in F3000 nel 1991, con vittorie a Vallelunga e Mugello su Reynard-Cosworth.

Il debutto in Formula 1 arriva nel 1991 con Jordan al GP di Spagna: nono posto nonostante zero test pregressi, grazie a un talento puro nel gestire l’ala anteriore ad alta downforce. Seguiranno Minardi nel ’92 (tre wild card con ritiri per guasti al cambio Lamborghini V12), Lotus ’93-’94 (un punto iridato in Brasile su 107B Ford HB, lottando con sospensioni attive instabili) e un ritorno deludente con Williams FW21-Supertec nel ’99 (zero punti, penalizzato da un passo gara buono ma qualifica debole). In F1, 44 GP, 1 punto, ma Zanardi dimostra aggressività in duelli ravvicinati, come contro JJ Lehto a Imola ’93.
Il dominio in CART: due titoli da Fenomeno
Il vero exploit arriva negli USA con Chip Ganassi Racing. Dal 1996, su Reynard-Honda, Alex conquista pole e vittorie iconiche: il sorpasso alla Corkscrew di Laguna Seca ’96 su Herta, con traiettoria interna perfetta sfruttando l’asfalto “marziano” della discesa. Terzo nel ’96 come rookie, poi campione CART ’97 e ’98: 15 vittorie totali, 285 punti nel ’98, staccando Vasser di oltre 100 lunghezze.

Il suo stile? Pole hunting con setup oversteer per rotazioni rapide nelle chicanes, gestione gomme magistrale su ovali come Nazareth (dove il banking estremo richiedeva precisione millimetrica nei cambi di marcia). “Pineapple” lo chiamava l’ingegnere Nunn per la sua ossessione aerodinamica. Alex Zanardi, in CART, era un uragano tecnico, capace di rimonte da 23° a 1° a Long Beach ’98 dopo un contatto al via.
Il coraggio infinito: due Incidenti, una vita rinata
Il 15 settembre 2001 a Lausitzring, nella gara europea di Formula CART la sua vita imbocca la corsia sbagliata, in una “sliding door” senza ritorno. Zanardi, è leader della gara, dopo essere risalito dalla 22^ posizione di una griglia difficile: è il suo ultimo pit-stop. Esce bene ma perde aderenza all’uscita box su olio e acqua, intraversandosi. Due auto arrivano alle sue spalle: la prima quella di Patrick Carpentier riesce ad evitarlo ma non la seconda.
L’urto è inevitabile e tremendo: Alex Tagliani lo centra a 300 km/h, amputandogli entrambe le gambe (destra al ginocchio, sinistra a metà coscia). E poi il buio. Il dissanguamento evitato dal Dr. Stephen Earl Olvey, responsabile medico della Cart, con un laccio emostatico improvvisato, 7 arresti cardiaci, 16 operazioni . Eppure, Alex si rialza: e nel 2003 torna in pista proprio lì, ripassando quei 13 giri mancanti al Lausitzring, per dimostrare che neanche quello può fermarlo. E nonostante sia solo una esibizione, lo fa in 13’57” tempi da top-5. Ma ancora non basta. Ritorna alle corse vere: con le vittorie nel WTCC con la BMW 320si (Oschersleben 2005, Istanbul 2006), il Titolo Italiano Superturismo del 2005.

E poi una nuova passione il paraciclismo H5: 4 ori alle Paralimpiadi (2 a Londra nel 2012, 1 a Rio nel 2016 + 1 nella Staffetta), 12 mondiali su strada. E nei suoi racconti uno spirito indomabile:
“Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”, raccontava della sua vita incredibile.
Ma il suo è un destino in salita e lo colpisce ancora duro il 19 giugno del 2020. A Pienza, in provincia di Siena, durante una handbike benefica su strada per Obiettivo 3 (la sua onlus per disabili) urta un camion sulla SS146. Ciò che ne risulta è un trauma cranio-facciale devastante. Ancora il coma, trasferimenti a Siena, Lecco, al San Raffaele e infine a Padova. Riacquista coscienza solo nel 2021 e inizia una riabilitazione domiciliare lenta e difficile. Ma Lui è Alessandro Leone Zanardi (questo il nome completo di Alex in cui era segnato un destino). E sempre col sorriso, ispirava gli altri a dare di più:
“La sfida è con me stesso”.
L’ eredità di un Campione: reazioni dal paddock
Il mondo F1 piange e Stefano Domenicali, CEO di Liberty Media, ricorda così il pilota e l’amico con un post su X:
“Sono profondamente addolorato per la scomparsa del mio caro amico Alex Zanardi. Era davvero una fonte di ispirazione, sia come essere umano sia come atleta. Porterò sempre nel mio cuore la sua straordinaria forza. Ha affrontato sfide che avrebbero fermato chiunque, eppure ha continuato a guardare avanti, sempre con un sorriso e una tenace determinazione che ha ispirato tutti noi. Sebbene la sua perdita sia profondamente sentita, la sua eredità rimarrà forte. In questo momento, i miei pensieri più sinceri e le mie più sentite condoglianze vanno a sua moglie Daniela, a suo figlio Niccolò, al resto della famiglia e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo”.
Un altro incredibile eroe del motorsport, in uno strano destino di date, ci lascia nel mese di maggio. Un altro Cavaliere del Rischio” come Gilles Villeneuve, volato via sulla pista di Zolder l’8 maggio del 1982. O come Ayrton Senna, scomparso anche lui come Alex il 1° maggio, nel 1994, dopo l’ impossibile incidente di Imola. Maggio: il mese più dolce dell’ anno che a volte riserva risvolti decisamente amari.

Come loro Alex Zanardi era talento puro, e come loro aveva un’arma in più: il sorriso contro l’avversità. Ci ha insegnato che in F1, come nella vita, il vero setup vincente è il coraggio. E sei anni dopo l’ultimo dramma, ci saluta così, in silenzio. Lasciando dietro di se il prototipo di una resilienza che rimarrà l’esempio più forte per chissà quante generazioni di piloti e di sportivi.
Ciao Alex.







