Lewis Hamilton ha chiarito a Zandvoort che il suo “sono assolutamente inutile” detto a Budapest nasceva dal momento, non da problemi fisici o dall’età.
Il sette volte campione, Lewis Hamilton, ha spiegato di aver usato la pausa estiva per “resettare” e ritrovare piacere nel guidare, dopo una prima metà di stagione dura al debutto con la Ferrari, negando di avere problemi fisici.
Il caso Budapest: cosa è successo davvero
Il 2 agosto a Budapest, dopo il 12° tempo in qualifica (con Leclerc in pole), Hamilton si è definito “assolutamente inutile” e ha aggiunto che la Ferrari “probabilmente dovrebbe cambiare pilota”. In gara ha chiuso 12°, dopo un azzardo a una sosta e un lungo trenino nel traffico: in radio ha parlato di essere un “sitting duck”. Quelle parole hanno fatto il giro del mondo e hanno alimentato dubbi su motivazioni e condizione.
“Non è una questione di fisico o di età”
A Zandvoort, Hamilton ha respinto l’idea che il rendimento sia legato a limiti fisici o ai 40 anni: ha detto di sentirsi “più forte che mai”, con più massa muscolare, pur ammettendo che i tempi di recupero possono essere un po’ più lunghi. Il punto, ha ribadito, è tornare a divertirsi e schermarsi dal “rumore del paddock” che dopo weekend complicati può far perdere la prospettiva.

Il quadro della stagione e le voci intorno a lui
Frederic Vasseur ha difeso il suo pilota: Hamilton è “frustrato ma non demotivato”, molto esigente prima di tutto con sé stesso. Anche George Russell lo ha sostenuto, definendolo ancora il riferimento assoluto e invitando a leggere le difficoltà nel contesto della macchina e del progetto. Il lungo digiuno di podi dall’arrivo in Ferrari (finora la striscia peggiore della sua carriera) pesa, ma resta il segnale della sprint vinta in Cina a inizio anno: il talento non è svanito.
Cosa cambia ora: mente libera e obiettivi concreti
Dopo l’estate, Hamilton parla apertamente di un cambio di approccio: meno pressione, più piacere di guida, collaborazione stretta con gli ingegneri e concentrazione sull’esecuzione. Dal Belgio la Ferrari ha introdotto aggiornamenti e sta proseguendo il lavoro di affinamento: l’obiettivo è capitalizzare ogni finestra utile e riportarsi regolarmente in zona podio, senza farsi trascinare dagli alti e bassi emotivi. “Se non ti diverti in quello che fai, perché lo fai?”, ha ricordato. Sono parole semplici, ma centrano il punto: ridare ordine alle priorità per trasformare la frustrazione in prestazione.
Perché le parole contano
La frase di Budapest è stata forte e fuori dal solito stile diplomatico di Hamilton, ma rientra nelle reazioni “a caldo” che ogni pilota può avere quando il confronto interno è impietoso (stesso giorno: compagno in pole, tu fuori in Q2). A distanza di settimane, la ricostruzione è coerente: nessun crollo fisico, nessuna resa, ma la consapevolezza di dover filtrare il rumore e riportare il focus su guida, setup e gestione gara. È anche il messaggio che arriva dal team principal e da colleghi e media internazionali che, pur criticando il tono, non mettono in discussione la statura sportiva del numero 44.







