Nico Hulkenberg difende il sorpasso di Charles Leclerc su Russell a Zandvoort: “Grande coraggio, giusto non penalizzarlo”. Il tedesco spiega perché.
Nico Hulkenberg non ha dubbi: l’attacco di Charles Leclerc su George Russell a Zandvoort è stata una “gran bella manovra”. Dopo la Virtual Safety Car, in curva 13, i due si sono sfiorati e i commissari hanno deciso di non intervenire. Russell ha proseguito e chiuso quarto, mentre la gara di Leclerc è finita più tardi per un contatto con Kimi Antonelli, che ha preso 10 secondi di penalità. Secondo Hülkenberg, la scelta dei commissari è stata logica: «Ha forzato una manovra al limite, ma questo è lo spirito delle corse: infilarsi in spazi che a volte non esistono davvero».
Zandvoort è una pista da rischiare
Il tedesco lo ripete: a Zandvoort superare è complicatissimo. Le curve veloci, il banking e l’aria sporca rendono ogni attacco una scommessa. «Se vuoi passare, devi prenderti dei rischi. Non avrei voluto vedere una penalità per quel tentativo», dice Hülkenberg. È la differenza tra un sorpasso riuscito e uno che finisce al limite del contatto: l’intenzione è pulita, il margine è minimo, ma fa parte del gioco.
Cosa è successo dopo
La decisione di non punire Leclerc ha fatto discutere, ma i diretti interessati hanno catalogato l’episodio come semplice “incidente di gara”. Il risultato è che Russell porta a casa punti pesanti con il quarto posto; Leclerc è costretto al ritiro più avanti, a causa dello scontro con Antonelli, sanzionato con 10 secondi. Un epilogo amaro per la Ferrari, soprattutto dopo il coraggio mostrato dal monegasco nel momento chiave.

L’analisi di Hülkenberg sulla propria gara
Partito 17°, Hülkenberg ha chiuso 14°. Ammette che la tempistica della Safety Car non ha aiutato, ma soprattutto riconosce un errore di approccio: «Siamo stati troppo conservativi. Per provare qualcosa di diverso dagli altri, devi rischiare. Non l’abbiamo fatto e lo abbiamo pagato due volte: prima restando impantanati nel gruppo, poi al restart, su una pista dove sorpassare è quasi impossibile». Un messaggio chiaro al suo box: quando tutto è compattato e l’aria turbolenta amplifica i limiti, serve intraprendenza strategica.
Focus su Monza: tante incognite, tanta voglia
Ora la mente va a Monza. Hülkenberg avverte che il basso carico aerodinamico richiesto dal Tempio della Velocità è un banco prova insolito per il pacchetto tecnico attuale: «È la prima pista dell’anno così estrema in termini di downforce. Difficile prevedere dove saremo». Ma l’entusiasmo non manca: tra lunghi rettilinei e chicane che frenano dall’altissima velocità, Monza regala un ritmo unico. E poi c’è l’atmosfera del Parco Reale, i tifosi, l’energia che travolge il paddock: «È un posto speciale, amo Monza».
Morale della storia
A Zandvoort, il confine tra audacia e penalità è sottilissimo. Hülkenberg sta dalla parte dell’audacia: ha visto in Leclerc l’istinto del vero racer e ha apprezzato che i commissari lo abbiano riconosciuto. Non tutte le manovre riescono, ma il DNA della Formula 1 vive di attacchi come quello. E mentre il calendario corre verso Monza, il messaggio è chiaro: tra gestione e rischio, spesso è quest’ultimo a fare la differenza in pista e al muretto.







