Flavio Briatore era stato chiaro su Colapinto in Alpine: “deve essere veloce, niente incidenti, e punti”. Nessun tetto di gare fissato: andrà avanti solo se performa.
È la cornice con cui Briatore ha portato Franco Colapinto al posto di Jack Doohan in Alpine, mentre altrove (in Red Bull) Liam Lawson veniva silurato dopo appena due GP: due storie diverse che si sono incrociate nel chiacchiericcio del paddock.
Dalla promozione a Imola al GP d’Ungheria, Colapinto non ha ancora segnato punti. Le sue gare: 16° Imola, 13° Monaco, 15° Spagna, 13° Canada, 15° Austria, DNS Silverstone (out per incidente in qualifica e problemi al cambio), 19° Belgio, 18° Ungheria. Trend chiaro: gara dignitosa quando la macchina tiene, ma sempre fuori dalla top-10.
Il confronto con Gasly
Il riferimento è Pierre Gasly, che con la stessa Alpine ha portato a casa tutti i punti del team (20). Spiccano il P6 a Silverstone e il P10 a Spa: due cartoline che raccontano una finestra di competitività intermittente, ma reale, che Colapinto non è ancora riuscito a sfruttare. In classifica costruttori l’apporto è quindi totalmente sbilanciato a favore del francese.
La scivolata nel test Pirelli all’Hungaroring non ha di certo aiutato il racconto: nessuna conseguenza fisica, ma un altro episodio che alimenta la narrativa della “crescita in salita” e l’urgenza di portare a casa un weekend pulito dall’inizio alla fine.

Cosa chiede davvero Briatore
Dal box di Enstone il messaggio resta coerente: niente “audizioni” a tempo, ma una verifica costante. Se fa le tre cose richieste, velocità, zero danni e quanti più punti possibile, resta in macchina. Se no, si guarda altrove. (E il mercato mormora già, anche se le voci vanno prese con le pinze).
Verdetto: scelta giusta o azzardo?
Ad oggi, il ritorno sull’investimento sportivo non c’è ancora. Il confronto con Gasly è impietoso nei risultati, e il tabellino parla chiaro: zero punti in otto weekend nonostante qualche lampo di ritmo sul giro singolo. Detto questo, sarebbe miope ignorare il contesto: Alpine è una macchina capricciosa, il passaggio in corsa richiede adattamento, e l’errore a Silverstone ha gonfiato la percezione negativa. La decisione di Briatore, quindi, non è “sbagliata” per principio: è una grande scommessa su potenziale e futuro, che però ora pretende un immediato cambio di passo.
Ma cosa serve a Franco? Tre cose molto concrete: qualifica più avanti, gestione più pulita degli stint (niente errori, niente danni), e capitalizzare le gare caotiche dove l’Alpine di Gasly ha già dimostrato di poter pescare punti. Se Colapinto converte anche solo una domenica “perfetta” prima della pausa lunga di fine agosto, la narrativa cambia. Altrimenti, il rischio di un nuovo giro sulla giostra del mercato, in puro stile Briatore, diventa realtà.








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